L'IDEA DEL BELLO. VIAGGIO PER ROMA NEL SEICENTO CON GIOVAN PIETRO BELLORI

29 marzo > 26 giugno 2000


Il titolo della mostra allude a una teoria dell’arte, fondata sul culto dell’antichità classica, cui si ispirarono molti degli artisti italiani attivi a Roma nel corso del Seicento, Alessandro Algardi, tra gli altri, Annibale Carracci, Domenichino, Carlo Maratti, Guido Reni, Andrea Sacchi, e alcuni artisti stranieri, in particolare Poussin e Duquesnoy. Per tale teoria, esposta da Giovan Pietro Bellori in un celebre discorso all’Accademia di San Luca a Roma nel 1664, l’arte doveva configurarsi come imitazione della natura emendata dai suoi difetti, ossia della natura idealizzata secondo una visione ispirata all’ordine e alla misura; un’arte capace di esaltare nobili azioni espresse nel decoro dei gesti e nell’accentuazione degli affetti, secondo i modelli offerti dalle sculture antiche presenti a Roma, e anche dalla pittura di Raffaello.

Il sottotitolo si riferisce alla struttura della mostra, concepita come l’attraversamento di un lungo periodo storico particolarmente denso di avvenimenti artistici, sulla traccia offerta dal libro di Giovan Pietro Bellori, Le Vite, dedicato alle biografie di quegli artisti che aderirono alle teorie dell’Idea del Bello, ma anche di altri, come Caravaggio, Rubens o Van Dyck, delle cui opere, se pure diversamente orientate, l’autore seppe riconoscere la straordinaria potenza e novità. Bellori non si interessava solo degli artisti del suo tempo, o da poco scomparsi. Romano, uomo di lettere, cultore di antiquaria, di numismatica, bibliofilo, egli fu consulente della Regina Cristina di Svezia e del cardinale Camillo Massimo, fu inoltre commissario pontificio delle antichità di Roma, in un periodo cruciale durante il quale vennero rinvenuti importanti e numerosi reperti archeologici.
Il singolare personaggio, pertanto, è apparso un ottimo testimone per rievocare, selettivamente, un periodo nel quale, non solo vennero realizzate opere d’arte capaci di condizionare le tendenze europee, ma anche poste le premesse dell’archeologia moderna, nonché della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale, funzione oggi svolta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha promosso e realizzato la mostra.

La grande novità dell’esposizione consiste nel confronto diretto tra antico e moderno. Il percorso della mostra, articolato su due piani del Palazzo delle Esposizioni e per la sezione “La Biblioteca dell’Intendente” nell’attiguo ex Teatro dei Dioscuri, si snoda attraverso oltre 800 opere, tra dipinti, sculture, mosaici, gemme, medaglie, provenienti da musei di tutto il mondo.
Nella prima parte si trovano sculture e dipinti seicenteschi, con accanto esposti statue, bassorilievi, bronzetti, gemme e altre opere di epoca antica, scelte tra quelle che furono le principali fonti di ispirazione per gli artisti considerati dal Bellori. Nella seconda parte si susseguono sezioni dedicate agli specifici interessi del personaggio come medaglie, monete, gemme, mosaici e antichi dipinti murali ritrovati nel corso del XVII secolo.

Fra i dipinti più importanti di Annibale Carracci spiccano Ercole al bivio del Museo di Capodimonte, L'Adorazione dei pastori del Musée des Beaux-Arts di Orlèans, il grande Paesaggio della National Gallery di Washington di Domenichino, La caccia di Diana della Galleria Borghese, l'Angelo Custode del Museo di Capodimonte, i due grandi Paesaggi con Storie di Ercole del Louvre; Caravaggio figura con cinque dipinti, fra i quali la Maddalena della Galleria Doria Pamphilj, Abramo e Isacco degli Uffizi, La Cena di Emmaus di Brera; dieci i dipinti di Poussin, fra i quali Il trionfo di David del Museo del Prado, La presa di Gerusalemme del Kunsthistorisches Museum di Vienna, Il trionfo di Flora della Gemäldegalerie di Dresda, Il ratto delle Sabine del Louvre; di Guido Reni sono esposti fra gli altri La strage degli innocenti della Pinacoteca di Bologna, Atalanta e Ippomene da Napoli, San Michele Arcangelo da Santa Maria della Concezione di Roma, Andrea Sacchi, oltre che con La Visione di San Romualdo della Pinacoteca Vaticana, è presente anche con il Ritratto allegorico del cantante Pasqualini incoronato da Apollo del Metropolitan Museum di New York.

Fra le sculture seicentesche primeggia la grande statua della Santa Susanna di Duquesnoy, dalla Chiesa di Santa Maria di Loreto, restaurata per l'occasione. Fra le sculture antiche spiccano il Sarcofago dionisiaco con orgia già Farnese, da Napoli, l'Eros con le braccia alzate già Borghese, dal Louvre, la statua cosiddetta La Zingarella da Versailles, l'Afrodite già Farnese, da Napoli, due Niobidi e l'Ermafrodito dagli Uffizi.

Commissari della mostra Evelina Borea, Andrea Emiliani
Progetto scientifico della mostra Evelina Borea, Carlo Gasparri
Curatore per l’archeologia Lucilla de Lachenal
Curatore per i disegni Simonetta Prosperi Valenti Rodinò
Catalogo a cura di Evelina Borea e Carlo Gasparri, con la collaborazione di Luciano Arcangeli e Lucilla de Lachenal, con testi dei curatori e di Liliana Barroero, Henning Wrede, Maria Grazia Piccozzi, Tomaso Montanari, Jean-Claude Boyer, Paola Barocchi, Elizabeth Cropper, Andrea Emiliani, Claudio Strinati, Charles Dempsey, Lucia Faedo, Maria Giulia Barberini, Simonetta Prosperi Valenti Rondinò, Giovanna Perini e Giovanni Previstali, aggiornamento bibliografico di Paola Barocchi e Tomaso Montanari, Edizioni De Luca, Roma 2000.
Cdrom sulla mostra prodotto a cura del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Centro di Informatica per i Beni Culturali della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Enti organizzatori:
Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
Azienda Speciale Palaexpo
Palazzo delle Esposizioni
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Ufficio Centrale per i Beni Archeologici, Architettonici e Storici
Istituto Nazionale per la Grafica