TEMPO! VIAGGIO NELL’IDEA E NELLA RAPPRESENTAZIONE DEL TEMPO

28 luglio > 23 ottobre 2000


Il tempo non si vede e non si sente, non lo si tocca neppure, e nessuno lo ha mai assaggiato e odorato. Non può essere mostrato, ma sebbene invisibile, sembra essere presente in ogni cosa. Giunta al Palazzo delle Esposizioni dopo aver inaugurato la riapertura del Centre Georges Pompidou di Parigi, la mostra narra i segni del tempo, alcuni dei quali sono fenomeni naturali, altri frutto del lavoro dell’uomo, artefatti tecnici, simbolici, artistici e scientifici, che dalla più remota antichità mostrano non il tempo in quanto tale, ma le sue manifestazioni.

Mappe astrali, sistemi per la misurazione del tempo, codici miniati, frammenti di film, dipinti, sculture, installazioni e video: circa quattrocento pezzi compongono il raffinato repertorio di oggetti e opere d’arte, dalla preistoria ai nostri giorni, che costituisce il complesso e articolato percorso della mostra. Una serie di postazioni interattive, con sofisticati apparecchi per la riproduzione di suoni e immagini, invitano il pubblico alla partecipazione, e una biblioteca con testi sul tempo è a disposizione dei visitatori. La mostra è accompagnata da una colonna sonora scritta appositamente dal compositore Heiner Goebbels.

I diversi elementi sono raccolti intorno a dodici temi, dodici come i mesi dell’anno e come le ore del giorno: “Cielo”, “Io”, “Linguaggio”, “Calendari”, “Misura del tempo”, “Tempo del lavoro”, “Tempo libero”, “Memorie”, “Trasporti”, “Tempo reale”, “Irreversibilità”, “Futuro del tempo”.
Come lungo tutto il percorso della mostra, nella sezione dedicata alle raffigurazioni della volta celeste si incontrano opere e oggetti di epoche e provenienze assai diverse: dal calendario lunare su osso intagliato del paleolitico superiore (Musée des Antiquites Nationales, Sait-German-en-Laye), al manoscritto De Sphaera del XV secolo (Biblioteca Casanatense, Roma), alle opere contemporanee Luna di Luciano Fabro e Luna is the Oldest TV di Nam June Paik.

Nella sezione incentrata sull’identità sono esposti gli autoritratti di Alighiero Boetti, Christian Boltanski, Philipp Guston, Andy Warhol, Bruce Nauman. L’antico tema della “vanitas” è evocato dalle nature morte di Cornelijs Gijsbrecht, dalle opere di Cindy Sherman, Pablo Picasso, Gerhard Richter, oltre che da alcuni preziosi teschi, come quello in argento del XVIII secolo che decora un orologio, proveniente dal Musée International d’Horologerie di La Chaux-de-Fonds.
Nella sezione dedicata al tempo del linguaggio figura l’opera Clock (one and Five) di Joseph Kossuth.

Nella sezione dedicata ai calendari, il Liber Physiognomiae del XV secolo (Biblioteca Estense, Modena), il codice atzeco Borbanicus del XV secolo (Biblioteque de L’Assemblée Nationale di Parigi), la stele di Machaquila del XV secolo (Museo National de Archeologia y Etnologia, Guatemala), insieme alla Lampada annuale Batak di Alighiero Boetti, che un meccanismo incontrollabile accende una sola volta in un anno, scandendo un tempo assolutamente imprevedibile.

Nella sezione dedicata alla misurazione del tempo un insieme di strumenti testimonia l’evoluzione tecnologica, dal quadrante solare poliedrico di Stefano Buonsignori (Istituto e Museo di Storia della Scienza, Firenze) al quadrante solare in avorio e diversi metalli di Leonhart Miller (Musée Royaux d’Art et Histore, Bruxelles), dalle clessidre dell’antico Egitto, all’orologio ad acqua in bronzo del terzo anno dell’imperatore Yan (Museo Nazionale di Storia a Pechino), insieme alle opere di Dennis Oppenheim e Rebecca Horn.

Il film La Pluie di Marcel Broodhaers nella sezione dedicata al lavoro, le foto scattate a Riccione di Massimo Vitali, tra le altre opere, evocano il tempo libero.

Opere di Christian Marclay, insieme alle fotografie di Ètienne Neurdein, Harold Edgerton e di altri autori, sono presenti nella sezione dedicata alle memorie. Tra le altre, le immagini di Andrea Gursky testimoniano i luoghi del trasporto contemporaneo e del tempo libero. Nella sezione dedicata all’irreversibilità opere di Giuseppe Penone, Gordon Matta-Clark e Daniel Spoerri e l’immagine scattata dagli scienziati della NASA con la morte di un sole. Il lavoro di Giovanni Anselmo, entrare nell’opera evoca, insieme ad altri, il tempo futuro.

La mostra è a cura di Daniel Soutif.
Allestimento di Lucio Turchetta su progetto di Daniel Soutif
Catalogo con un’intervista di Daniel Soutif a Umberto Eco e con testi di Daniel Soutif, Anthony J. Turner, Joseph Ramoneda, Michael Pastoureau, Frédéric Nef, Jean-Pierre Criqui, Georges Didi-Huberman, Catherine Cardinal, André Gunthert, Pierre Michel, Philippe Carles, Eric De Visscher, Francois Nemer, Peter Szendy, Jordi Balló, Xavier Pérez e François Albera, Castelvecchi Arte Edizioni, Roma 2000.

Enti promotori:
Comune di Roma
Assessorato alle Politiche Culturali
Azienda Speciale Palaexpo
Palazzo delle Esposizioni
Centre National d’Art et de Culture Georges Pompidou, Parigi