TABOR ROBAK

Tabor Robak

 

Plateau, l'opera interattiva creata da Tabor Robak nel 2010, isola il dato astratto dello spazio digitale che precede ogni contenuto specifico ponendosi in questo modo come l'equivalente per il mondo dei videogiochi di ciò che è stato Quadrato nero di Malevic per la pittura. Con Plateau, un ambiente virtuale interattivo online, il visitatore entra in una griglia a scacchi grigio chiaro, uno spazio da scoprire navigando col mouse con in sottofondo una sorta di monotono ronzio e dei cinguettii. È come se la superficie di un dipinto fosse caduta all'indietro diventando il terreno di un paesaggio al tempo stesso illimitato e illusorio.

L'effetto è al tempo stesso sublime, ma anche leggermente comico. Il cinguettio degli uccelli ci dice che il dio di questo spazio sta ridendo, ma non in senso ironico, piuttosto con la sicurezza di un creatore mentre gioca. Robak è uno dei primi artisti a riflettere sul grande cambiamento in corso oggi nella percezione umana in seguito ai progressi delle motion graphics sviluppate al computer. Cosa ci dice di questo momento storico il fatto che le immagini più interessanti sono prodotte utilizzando strumenti che generano un universo totalmente sintetico, ma perseguono ugualmente, al pari della fotografia, un rigoroso "effetto di realtà"?

Se Plateau riconduce la modellazione 3D alle sue coordinate di base, Vatican Vibes, un video musicale prodotto per Fatima Al Qadiri nel 2011, spinge questo nuovo strumento espressivo a un estremo esito barocco. Il filmato, una strana miscela di immagini montate come fossero il trailer di un videogioco inventato, dimostra con una sensibilità estatica come le stesse energie che un tempo trovavano espressione nell'arte e nei riti religiosi siano state reindirizzate verso esperienze di consumo. Oggi, il pellegrino che si inginocchia di fronte a una reliquia assomiglia al bambino che posiziona Spyro, un personaggio Skylander, sul suo Portal of Power di plastica. I nomi dei benefattori della chiesa, un tempo scolpiti in oro sulle pale d'altare delle cattedrali, sono diventati i loghi lampeggianti al termine della pubblicità di un orologio da polso. E il potere assoluto che la Chiesa cattolica esercitava nel Medioevo sulle persone si è trasformato nel nostro totale asservimento alle industrie culturali. Naturalmente, prima che se ne appropriassero gli interessi del potere la fede del pellegrino medievale era sincera. Allo stesso modo, Vatican Vibes celebra l'istinto naturale dell'uomo per la bellezza che induce a trasformare i prodotti in feticci, e fa riferimento alla nostra parallela venerazione per la scienza medica e al nostro desiderio di vita eterna.

In Screen Peeking, presentato nel 2013 come parte di "Empire State", Robak divide un unico schermo in quattro quadranti, ciascuno dei quali raffigura un cibo diverso con un differente stile visivo: un primo piano come nei cartoni animati, una presentazione da lezione di scienze, un video della sicurezza e una fotografia editoriale. L'opera ci ricorda che non è mai possibile l'accesso all'oggetto in sé, ma solo a una molteplicità di distorsioni ideologiche, e che le persone raramente condividono le stesse fantasie. Eppure, il fatto che il cibo sia un oggetto del nostro immaginario non lo priva delle sue sostanze nutritive: non c'è niente di più reale della fame. Per sopravvivere abbiamo tutti bisogno di mangiare, e tutti abbiamo bisogno di desiderare - è questo che ci accomuna. Forse è questo il motivo per cui Screen Peeking non dà l'impressione di essere un montaggio dissonante: nonostante la diversità dei codici visivi utilizzati, il pezzo è stilisticamente armonioso. Ogni elemento è reso con la gioia disciplinata e lo stupore ammiccante che caratterizzano tutta l'arte di Robak. Proprio mostrandoci fino a che punto anche i suoi pensieri più personali siano mediati dal commercio e dalla tecnologia, Robak riesce a produrre qualcosa di veramente individuale e libero, cioè di umano.

 

Melissa Tuckman