ATELIER

Situato al piano zero, l’atelier del Palazzo delle Esposizioni è uno spazio progettato con gli architetti Daniele Durante_studio bv36 e Adele Savino per favorire la creatività durante l’attività di laboratorio e approfondire e rielaborare le conoscenze acquisite durante i percorsi in mostra. Caratterizzato da un’estrema dinamicità e versatilità, vive anche grazie alla collaborazione con gli artisti, chiamati a realizzare progetti site specific. Accoglie il visitatore l’installazione permanente Pénétrer l'invisible dell’artista francese Nathalie Junod Ponsard, un tunnel di luce che guida all’interno dell’atelier accompagnando anche metaforicamente l’ingresso nel mondo dell’arte e della creazione. Segue il cubo, scatola magica che presenta scenari sempre diversi in dialogo con le mostre in corso, luogo di stupore e meraviglia che precede lo spazio del laboratorio in cui si sperimentano materiali, tecniche e linguaggi sotto una cascata di lettere, punto di incontro tra segno e parola, nostri costanti riferimenti.

 

Pénétrer l'invisible - installazione permanente

Nathalie Junod Ponsard, Pénétrer l'invisible, LEDS, struttura metallica e Barisol. Programmazione DMX. Dimensioni : 50m3, 2007

“Il corridoio come una parete di luce assorbe e avvolge in un vortice infinito. La luce intensa dei colori complementari disegna anelli che guidano i visitatori all'interno di questo passaggio. Una metà degli anelli presenta una variazione di colori, l'altra le subentra contrapponendo i suoi complementari. Le luci avanzano e la loro progressione aumenta d'intensità. Le luci si espandono sulle pareti, poi si affievoliscono, altre a loro volta avanzano, mostrando nuove combinazioni. Attraversando il corridoio i visitatori si spostano tra le pareti, circondati da questo vortice cromatico che cambia a ogni loro movimento attirandoli in una vertigine visiva. Come onde, queste bande luminose si muovono secondo successioni regolari e infinite. Una sperimentazione della luce vissuta come performance e come esperienza della presenza fisica e percettiva dello spettatore. Le pareti interne del corridoio sono tagliate da intermittenze elettriche che ridisegnano geometrie variabili. Quest'alternanza simmetrica di luci produce stupore e disorientamento. Le vibrazioni luminose sono ipnotiche e guidano i visitatori in una immersione visiva cosciente, nell'invisibile”.  Nathalie Junod Ponsard, ottobre 2007

 

Nell’ottobre 2007, in occasione della sua riapertura, il Palazzo delle Esposizioni commissiona all’artista francese Nathalie Junod Ponsard un’opera site specific per i nuovi spazi dei Servizi educativi al piano zero. Un’istallazione permanente che attira il pubblico verso l’ingresso dell’Atelier ammaliandolo attraverso un gioco di luci e colori per poi disorientarlo una volta al suo interno.
In perpetuo movimento l’opera è composta da due pannelli verticali che alternano colori caldi e freddi, saturi e tenui, armonici e complementari. La luce investe e cancella ogni confine architettonico: pareti, pavimento e soffitto. Passare attraverso il tunnel diventa un’esperienza fisica e sensoriale che conduce verso ciò che non si vede ma si può immaginare, l’invisibile.

Sempre nel 2007, in occasione della mostra Mark Rothko al Palazzo delle Esposizioni, Nathalie Junod Ponsard realizza nel cubo dell’Atelier l’opera Omaggio a Mark Rothko, che inaugura l’attività dei Servizi educativi e il dialogo con le mostre in corso. Sui tre lati del cubo sono disposte tre linee orizzontali di luci che con variazioni cromatiche ora si attenuano, ora si sovrappongono, ora si mescolano e si irradiano. I visitatori sono immersi nella luce e si trovano nello stesso rapporto attivo voluto da Rothko e da lui inteso come un’esperienza totale. Lo spettatore ha la sensazione di essere all’interno dell’opera e assorbito dal colore, di perdere ogni riferimento con la realtà esterna. L’opera diventa un luogo di rifugio.

 

Un quadro vive in compagnia, dilatandosi e ravvivandosi nello sguardo di un visitatore sensibile. Muore per la stessa ragione.
(M. Rothko)

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