CATHY BERBERIAN | STRIPSODY

composizione per voce sola

1966


Dalla metà degli anni sessanta Cathy Berberian comincia ad ampliare in modo considerevole il proprio repertorio affrancandosi così dall'angusto cliché di interprete specializzata della musica contemporanea. Parallelamente inizia a cimentarsi in prima persona nell'attività di compositrice portando a termine tra 1966 e il 1969 Stripsody per voce sola, Morsicat[h]y per pianoforte, e Anatema con varie azioni, per sette strumenti.
La prima assoluta di Stripsody ha luogo nel maggio del 1966 in occasione del Festival di musica contemporanea della Radio di Brema, alla fine del concerto in cui sono in programma la prima esecuzione di Sequenza III di Luciano Berio, Phonème pour Cathy di Henri Pousseur e Aria per Fontana Mix di John Cage. Sull’onda delle esperienze compiute qualche anno prima con Berio in Thema e con Cage in Aria, Berberian riprende il discorso musicale sull’onomatopea. Elevando ironia e umorismo a principio compositivo, Berberian trae ispirazione dalle onomatopee delle comic strips, genere amato e coltivato da anni anche grazie alla complicità di Umberto Eco, con cui aveva già collaborato alla traduzione di opere cult di satira e umorismo americano comprese le comic strips di Jules Feiffer.
La creazione di Stripsody è inoltre strettamente legata al pittore Eugenio Carmi, autore di una serie di quattordici stampe ispirate alle stesse onomatopee interpretate dalla cantante e pubblicate nello stesso anno, con il medesimo titolo del brano vocale, in un volume introdotto da Umberto Eco. Spesso posizionate in scena durante le performance del brano, le serigrafie scaturiscono da un progetto condiviso dai due artisti e mediato da Eco. Nell’introduzione alla seconda edizione del libro nel 2013 Eco ricorda che l’onomatopea intesa come gioco “grafico–lessicale” fu introdotta in Italia dai fumetti di Jacovitti, usati da Berberian per la copertina della sua partitura performativa esposta in mostra. Dopo aver ascoltato decine di volte il canto di Berberian, Carmi realizza le serigrafie in un solo mese cercando di mantenere il delicato equilibrio tra la sua personale percezione compositiva e la fedele rappresentazione del canto di Berberian. Avvalendosi di fogli di lettere dell'alfabeto traferibili Letraset, Carmi lavora, oltre che sulla scelta dei colori, componente fondamentale delle sue opere, sui pieni e suoi vuoti e sulle differenti dimensioni delle lettere, accordandosi alle modulazioni del canto.