Meteoriti. Quando lo spazio comunica

  30 settembre - 2 novembre 2014

 

a cura di Michele Macrì, Giorgio Manzi e Adriana Maras 
con la collaborazione di Sandra Biagetti e Flora Panzarino


 

La mostra

   
 

Il progetto

Le meteoriti sono rocce extraterrestri arrivate sul nostro pianeta dallo spazio. Rappresentano oggetti di grande interesse per ottenere informazioni sull'universo che ci circonda e – può sembrare strano – sulla stessa nostra Terra.

La mostra "Meteoriti. Quando lo spazio comunica" è un'esposizione straordinaria della collezione di meteoriti del Museo di Mineralogia della Sapienza, una delle più importanti al mondo. Ideata dal Polo Museale Sapienza, in collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo, e realizzata grazie alle competenze dei ricercatori e ai materiali conservati nel Dipartimento di Scienze della Terra dello stesso ateneo, l'esposizione offre al visitatore un panorama completo su queste rocce e sulla loro importanza. Un’occasione unica per apprendere molte informazioni sulle meteoriti, approfondire il significato delle informazioni di cui sono portatrici e vedere dal vivo oggetti preziosi che si sono formati in luoghi dove, forse, non potremo mai arrivare.

Una mostra di scienza, di bellezza, di emozioni.
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L’intero percorso espositivo presenta al pubblico, accanto alle meteoriti esposte, numerosi pannelli informativi e materiali video, realizzati dai ricercatori della Sapienza, con l’obiettivo di fornire informazioni scientifiche chiare e di facile comprensione senza trascurare il rigore e gli approfondimenti pensati per soddisfare le curiosità di chi già conosce la materia.

Il percorso espositivo dedicato alle meteoriti trova una sorta di contrappunto, all’interno dello stesso Palazzo delle Esposizioni, nelle sale di un’altra mostra, “Il mio Pianeta dallo spazio: Fragilità e Bellezza”, curata dall’Agenzia Spaziale Europea: il pianeta Terra che, attraverso le meteoriti, raccoglie informazioni sullo spazio e lo spazio stesso che ospita il nostro sguardo per osservarci da lontano.

Il percorso

L'esposizione "Meteoriti. Quando lo spazio comunica" si articola in tre aree principali.
La prima inizia molto lontano nel tempo – 13,8 miliardi di anni fa – nel momento i cui l’universo prese a trasformarsi da qualcosa di piccolo e incandescente in qualcosa di grande, sempre più grande e freddo. Qui, pannelli ricchi di immagini, illustrazioni e informazioni conducono il visitatore attraverso lo spazio e i tempi della storia dell’universo. Occorre aspettare di arrivare a 4,56 miliardi di anni fa, quando si forma il nostro sistema solare, perché la sua storia e quella seguente della formazione del nostro pianeta ci possano venir raccontate proprio dalle meteoriti. Come si è formato il sistema solare? Qual è la storia del nostro pianeta?

Nella seconda area, si apre una “stanza delle meraviglie”: finalmente le spettacolari meteoriti. Al visitatore viene subito spiegato come si riconosce una meteorite e come occorra comportarsi nel caso, fortunatissimo, di “incontrarne” una. Possiamo ammirare qui meteoriti “italiane” e non , meteoriti provenienti da Marte, dalla Luna, da Vesta e da vari corpi che ruotano nella fascia asteroidea: condriti, pallasiti, eucriti, diogeniti. Concludono questa sezione 58 frammenti meteoritici dell’eccezionale pioggia di Bur-Gheluai (Somalia, 1919), spettacolare esempio di una storica caduta frammentata di meteoriti e ciò che non potremo mai trovare in una meteorite: spettacolari campioni mineralogici con cristalli di grosse dimensioni. Sarà questa l’occasione per spiegare come mai è possibile trovare alcuni minerali solo sulla Terra e non nel resto del Sistema Solare.

La mostra si conclude, nella terza area, con una sezione dedicata ai miti, ai racconti, ai grandi enigmi, alle curiosità che più di altre fanno parte del mondo delle meteoriti: estinzione dei dinosauri, incidenti misteriosi, crateri da impatto, meteoriti famose. Alla fine, "c’è vita su Marte?" Anche in questo caso, la risposta sarà affidata a una serie di pannelli informativi e all’esposizione di alcune meteoriti particolarmente pregevoli per importanza estetica e storica (Canyon Diablo, Ensisheim, L’Aigle, Chelyabinsk, Casas Grande e Chassigny). Una chiusura ideale di un’esposizione, nella quale scenografia, meraviglia e informazioni scientifiche compongono un percorso dedicato alle rocce che, formatesi in qualche parte dell’universo, sono giunte a pochi centimetri dai nostri occhi portando con sé il fascino di una storia lunga miliardi di anni.

 


     
      
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