CESARE TACCHI. UNA RETROSPETTIVA

7 febbraio > 6 maggio 2018

a cura di Daniela Lancioni e Ilaria Bernardi
 

Mostra promossa da Roma Capitale - Assessorato alla Crescita culturale, ideata, prodotta e organizzata da Azienda Speciale Palaexpo - Palazzo delle Esposizioni, realizzata in collaborazione con l'Archivio Cesare Tacchi
 
Immagine: Cesare Tacchi, Renato e poltrona, particolare, 1965. Collezione privata, Svizzera


PRESENTAZIONE

Realizzata in collaborazione con l'Archivio Cesare Tacchi, la mostra è un esercizio di attenzione, di studio e di valorizzazione, che ripercorre, attraverso le vicende di un artista, le tensioni intellettuali di oltre mezzo secolo. Al centro del racconto le opere di Cesare Tacchi (1940-2014), al quale la città di Roma rende omaggio a poco più di tre anni dalla sua scomparsa.
Più di 100 opere tracciano un percorso ordinato cronologicamente nelle sale del Palazzo delle Esposizioni. Dopo alcuni rari e poco conosciuti lavori degli esordi, è presentata la serie degli smalti su tela, nei quali la "realtà della immagine" è resa attraverso una serie di dettagli di macchine da corsa o auto del servizio pubblico romano.

Delle cosiddette tappezzerie, vere e proprie icone del "clima felice degli anni Sessanta", la mostra accosta numerosi esemplari scelti tra quelli di maggior pregio, quali La primavera allegra e Sul divano a fiori provenienti entrambi dalla Collezione Maramotti di Reggio Emilia.
Sono queste le note superfici estroflesse e imbottite nelle quali l'artista ha trasposto un'umanità fatta soprattutto di conoscenze amicali, di coppie felici, seduta in poltrona, sdraiata sui letti o sui prati, ma anche le immagini prelevate dalla storia dell'arte.
La mostra prosegue con le sculture del 1967, oggetto-quadri li definisce l'artista, i quali, però, impediscono ogni possibilità di uso pratico, come la Poltrona inutile o la grande Cornice senza quadro de La Galleria Nazionale.
Il noto ed estremo gesto della Cancellazione d'artista compiuto da Tacchi durante la rassegna "Teatro delle mostre" a La Tartaruga di Roma, nel maggio del 1968, è testimoniato da un "reperto" che viene riproposto in questa occasione per la prima volta.
Nella stessa sala sono raccolte le opere immediatamente successive alla Cancellazione, nelle quali la possibilità comunicativa del linguaggio viene messa duramente alla prova con sconfinamenti in una dimensione del tutto afasica.
Si apre poi una nuova fase, dal carattere epifanico, i cui emblemi, entrambi del 1972, sono Painting, lavoro fotografico realizzato da Elisabetta Catalano nel quale l’artista propone l'azione inversa alla Cancellazione, e il video della performance Il rito agli Incontri Internazionali d'Arte di Roma nella quale Tacchi riconsacra, baciandolo, lo spazio espositivo.
Nell'ultima sala, la scultura di bronzo e i grandi dipinti realizzati dagli anni Ottanta sono espressione felice di un nuovo linguaggio e di un artista che, parafrasando i titoli dei suoi quadri, da Sécrétaire della pittura e Uccel di bosco si trasforma, rinnovandosi, in Spirito dell'arte.

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