IL VIDEO RENDE FELICI | LE OPERE AL PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI

Nella sede di Palazzo delle Esposizioni il percorso evidenzia le trasformazioni del formato installativo nel suo dialogo con lo spazio e con i dispositivi tecnologici, in un periodo che va dai primi anni ‘70 al XXI secolo. Le opere esposte sono rappresentative, oltre che delle ricerche dei singoli artisti, dell’evoluzione dei linguaggi, delle tecnologie e dei formati, disegnando un percorso che è sia cronologico che tecnologico. 
 

 
MARINELLA PIRELLI Film Ambiente, 1968-1969/2004

installazione
16 mm trasferito su digitale, colore, sonoro, struttura modulare in metallo, pannelli serigrafati in policarbonato, 375 x 375 cm, musiche di Pietro Pirelli
Archivio Marinella Pirelli, Varese. Courtesy Richard Saltoun Gallery
Marinella Pirelli (Verona, 1925 – Varese, 2009)
 
Fra le opere più importanti di Marinella Pirelli, l’installazione si presenta come un ambiente percorribile, costituito da uno schermo tridimensionale su cui viene proiettato Nuovo Paradiso, 1968-69, un film che l’artista realizza con riprese all’omonimo gruppo di sculture di Gino Marotta. In questo spazio dinamico, il suono è ragolato da cellule fotosensibili che reagiscono al movimento della luce e dei visitatori.
Il dispositivo audio interattivo, ideato nel 1969 da Livio Castiglioni, è stato ricostruito per la mostra.
 
 

MICHELE SAMBIN Il tempo consuma, 1979/2021

installazione
3 videoproiettori in loop, b/n, sonoro, modellino, disegni
ArchiviVo Sambin
Michele Sambin (Padova, 1951)
 
L’opera fa uso del videoloop, dispositivo creato dall’artista che consente di riprendere in tempo reale immagini in movimento e sovrapporle stratificandole sullo stesso schermo. Nella versione originale, l’artista, posizionato tra la telecamera e lo schermo, ripeteva oscillando: “il tempo consuma le immagini, il tempo consuma i suoni”. Sullo schermo le immagini sovrapponendosi si “consumavano” trasformandosi in forme astratte. Lo stesso procedimento avveniva con le parole, che perdendo comprensibilità si trasformavano in suoni. L’artista ripropone qui una versione in digitale dell’installazione originaria. Tre proiezioni rappresentano la ricomposizione delle opere del 1979: Il tempo consuma, Sax soprano e Anche le mani invecchiano.
 
 

GIOVANOTTI MONDANI MECCANICI Computer Comics, 1984

installazione
3 videoproiettori, colore, sonoro, 1 computer Apple II con emulatore interno, tulle teatrale
Giovanotti Mondani Meccanici - Antonio Glessi, Andrea Zingoni Giovanotti Mondani Meccanici (fondato da Antonio Glessi e Andrea Zingoni, Firenze, 1984)
 
Pionieri dell’uso espressivo del personal computer, in questa installazione i GMM presentano i primi computer comics della storia del fumetto, Giovanotti Mondani Meccanici e Giovanotti Mondani Meccanici contro Dracula, proiettandoli su un tulle che ne riverbera l’immagine sul muro retrostante. Per contestualizzare la natura digitale dell’opera e offrirle tridimensionalità spaziale, sulle pareti laterali della stanza sono proiettate delle pixel-texture e accanto, su un computer Apple II (già presente nella versione originale e riadattato), scorre il testo di Pier Vittorio Tondelli scritto appositamente nel 1984.
 

MARIO CONVERTINO *end, 1987/2020

videowall
14 video, colore, sonoro, 13 monitor, 1 tablet, strutture in legno, pittura
Collezione Patrizia Convertino
Mario Convertino (Milano, 1948-1996)
 
*end di Mario Convertino è un videowall composto da 13 monitor e un tablet inseriti in tre strutture cubiche di legno dipinte che riproducono le lettere “e”, “n” e “d”, a formare la parola “end”, sormontata da un asterisco. Questa si colora di una cascata di acqua elettronica e di lettere di differenti font e dimensioni, accompagnate da sonorità ipnotiche, secondo la pratica della videografica (la grafica applicata al video), alla base della ricerca dell’artista.
 

STUDIO AZZURRO Coro, 1995

ambiente sensibile
4 videoproiettori, 16 programmi video, 4 speaker audio, tappetini sensibili, moquette
Collezione degli artisti
Studio Azzurro (fondato da Fabio Cirifino, Paolo Rosa, Leonardo Sangiorgi, Milano, 1982)
 
Sulla superficie di un grande tappeto srotolato a terra, sono proiettati alcuni corpi immobili che paiono addormentati. Il visitatore, calpestandoli, li vede reagire al proprio gesto: più sono i passaggi, più si alimenta il coro di voci e movimenti dei corpi. Il tappeto diventa così metafora di un’intera “cosmogonia sottoposta ai piedi dei potenti”. Coro è uno dei primi esempi di “ambiente sensibile”, uno spazio interattivo che ha permesso un nuovo rapporto con lo spettatore.
 

DANIELE PUPPI Fatica n. 26, 2004

installazione
2 videoproiettori, 2 BrightSign, mixer audio, 2 diffusori, 2 subwoofer, 60’
Collezione privata
Daniele Puppi (Pordenone, 1970)

Fatica n. 26 è un’installazione video-sonora che si differenzia dalle altre opere del ciclo delle Fatiche in quanto itinerante e allo stesso tempo site specific. La particolarità consiste nel suo sviluppo angolare: si tratta di due videoproiezioni incrociate e sincronizzate che si “fondono” in un angolo, offrendo allo spettatore brevi e intense percezioni tridimensionali.
 

ROSA BARBA Western Round Table, 2007

installazione
2 proiettori 16 mm, 2 pellicole 16 mm, loop, sonoro ottico, 2’
Collezione Nomas Foundation
Rosa Barba (Agrigento, 1972)
 
L’opera si compone di due proiettori posizionati nell’angolo di una stanza, l’uno di fronte all’altro. Le pellicole non proiettano immagini ma luce e scorrono all’unisono producendo suono. Il fascio di proiezione di un proiettore illumina l’altro, creando delle ombre sulla parete retrostante, simili alle sagome di due personaggi che dialogano. Fonte di ispirazione dell’opera è la conferenza che ebbe luogo nel Deserto del Mojave nel 1949 sulle pratiche artistiche contemporanee e sulla loro trasmissibilità, cui parteciparono personalità della scienza, della filosofia, della storia dell’arte, tra cui Marcel Duchamp, Frank Lloyd Wright e Gregory Bateson.
 

DANILO CORREALE No More Sleep No More, 2016

installazione
video digitale HD, colore, sonoro, 240’, cuffie, chaise-longue
Collezione dell’artista
Danilo Correale (Napoli, 1982)

No More Sleep No More è un’opera che prende forma dalle ricerche compiute dall’artista intorno al tema del sonno nella società contemporanea e delle politiche del tempo (chronopolitica). Lo spettatore è invitato a sdraiarsi su una chaise-longue e ascoltare, attraverso delle cuffie, le conversazioni tra l’autore e alcuni esperti sull’importanza sociopolitica del sonno e della veglia in epoca post-moderna. Immagini astratte, prodotte dall’artista in uno stato ipnagogico, scorrono su un grande schermo. Le parole di attivisti, sociologhi, storici e filosofi lasciano emergere numerose linee di pensiero legate all’accelerazione e trasformazione dei ritmi e dei luoghi del lavoro e, più in generale, alle onnipresenti diseguaglianze che la notte porta con sé.
 

ELISA GIARDINA PAPA Technologies of Care, 2016

installazione
2 video digitali HD, colore, sonoro, 24’ 47’’, 2 cuffie, tappetini in schiuma, pannelli OSB, supporti in metallo, capelli
Commissionata da Rhizome.org, Collezione dell’artista
Elisa Giardina Papa (Medicina – BO, 1979)
 
Technologies of Care è la prima opera di una trilogia sulle nuove forme di lavoro precario che emergono nell’epoca del capitalismo digitale e sul loro rapporto con le emozioni. Nell’opera sono proposte storie legate al mondo dei caregiver online: un’artista-youtuber ASMR (acronimo per autonomous sensory meridian response), una coach per appuntamenti, una fetish performer, una scrittrice di racconti, una fan-for-hire per social media, una nail artist, un’operatrice dell’assistenza clienti e un chat bot umano.
 

QUAYOLA Transient #E_001-04_4ch, dalla serie Transient – Impermanent Paintings, 2020

installazione
video 4K multicanale, colore, sonoro, 13’ 20” loop, 4 monitor 55’’
esemplare unico
Collezione dell’artista
Quayola (Roma, 1982)
 
Transient #E_001-04_4ch è una variante installativa a quattro schermi dalla serie Transient (una perfomance con musicisti, pianoforti robotizzati e proiezione). L’opera prosegue la ricerca di Quayola sulle tecniche artistiche tradizionali, in questo caso la pittura impressionista.
La sperimentazione si estende al suono attraverso sistemi generativi non convenzionali. Un software sviluppato ad hoc permette di interconnettere immagini e suono.
 

DONATO PICCOLO Video Machine Mobile, 2022

videoscultura mobile
monitor, scheda elettronica dotata di intelligenza artificiale (Niklas Sallali Engineering), scheda Raspberry, servomotori seriali, sistema elettronico di scansione ambiente, sensori ad ultrasuono, sensori acustici, scheda audio, trasformatore, 70 x 70 x 20 cm
Collezione dell’artista
Donato Piccolo (Roma, 1976)

Un monitor di circa 27 pollici è sostenuto da zampe robotiche, alimentate da un software artigianale che sfrutta l’intelligenza artificiale per permettere alla struttura di muoversi e monitorare gli spazi circostanti.
Utilizzando diversi sensori a ultrasuoni, questa scultura cinetica crea piccole interazioni con l’ambiente. Un cavo elettrico è collegato al monitor, fungendo non solo da alimentazione ma, metaforicamente, da “guinzaglio”, per far sì che l’opera non fuoriesca dallo spazio deputato.