KEITH EDMIER

Keith Edmier

 

Nella descrizione del progetto per il Penn Station Ciborium, Keith Edmier ricorda la sua immediata attrazione per la Rotonda di Palazzo delle Esposizioni: "Mi ha fatto ripensare alla mia prima visita a Roma nel 1980, e in particolare a quanto mi colpì il Pantheon. Da allora ho cominciato a considerare la forma di quel monumento e a metterla in rapporto con Roma e con New York, filtrandola attraverso la mia personale esperienza di vita a Manhattan e i miei precedenti interessi".

Tali interessi spesso hanno coinciso con la fusione dell'esperienza personale con la condizione di personaggio pubblico, del privato col pubblico, della sessualità dell'essere umano con quella nel mondo naturale nonché di eventi lontani e diversi dal punto di vista geografico e storico. Come uno scienziato forense alle prime armi, Edmier trova in questi ambiti misteriose corrispondenze, che mette insieme per formare opere che contengono tracce di percorsi appartenenti al passato, al presente e al futuro.

Nelle mani di Edmier, un ciborio, struttura a baldacchino costruita sull'altare, è sia un portale d'ingresso sia un reliquiario personale. La struttura del Penn Station Ciborium, che rispecchia la Rotonda di Palazzo delle Esposizioni, riunisce citazioni da due stazioni ferroviarie ormai distrutte: l'antica stazione Termini di Roma, edificata sopra il grandioso complesso delle Terme di Diocleziano e demolita nel 1937, e la Pennsylvania Station di New York, capolavoro architettonico di McKim, Mead & White ispirato alle terme di Caracalla, completata nel 1910 e rasa al suolo nel 1963. Per la decorazione, Edmier ha attinto al celebre soffitto a volta piastrellato creato da Rafael Guastavino per l'Oyster Bar della newyorkese Grand Central Station, un nome che evoca zuppe di vongole fumanti, frizzanti Martini cocktail e pendolari felici trattenuti tra i suoi seni cavernosi.

Le colonne e le capriate di sostegno in acciaio riprendono quelle dell'atrio dell'antica Penn Station e sostengono una cupola alla Guastavino, contenente un oculus (simile a quello del Pantheon) direttamente allineato con quello della Rotonda di Palazzo delle Esposizioni. Inserita come una matrioska nell'ingresso del Palazzo, la cupola di Edmier è rivestita all'interno da piastrelle bianche smaltate disposte a spina di pesce, ricoperte da una patina di color acquamarina o verderame, come se la struttura fosse stata a contatto con l'acqua del mare. Alla base delle colonne vi sono grappoli di ostriche in resina e polvere di marmo e ogni colonna rappresenta una diversa fase del ciclo vitale di questi frutti di mare: gusci chiusi, aperti con ostriche mature, aperti ma vuoti e aperti con ostriche giovani. Questi molluschi posseggono organi riproduttivi di entrambi i sessi, e durante alcuni esperimenti scientifici sono stati indotti ad autofecondarsi - un argomento di cui Edmier si è occupato in passato. Un tempo erano una specie molto diffusa nelle acque di New York, decimata dall'inquinamento del XX secolo, per cui rappresentano per l'artista un emblema del declino. Come in molti dei suoi lavori precedenti, anche qui prevale un certo pathos: le occasioni offerte dalla vita, in passato apparse come feconde, sono viste solo come brevi momenti che punteggiano un cammino verso la distruzione e la rovina.

Sotto i piedi dei visitatori Edmier ha sepolto una specie di reliquiario, una scatola contenente un tratto di binario in acciaio a forma di X proveniente dalla Penn Station originale, inumato in un letto di terra dei Meadowlands del New Jersey, il sito in cui la maggior parte dei resti dell'edificio è stata scaricata senza tante cerimonie. Incastonati nel terreno vi sono anche numerosi frammenti dei lavori precedenti dell'artista - resti portati alla luce dal suo studio sulla 36th Street. Così facendo Edmier aggiunge le sue reliquie alle antiche pietre di Roma.

 

Tom Eccles