ROB PRUITT

Rob Pruitt

 

Come il venditore di palloncini dai piedi caprini ("goat-footed balloonMan") di cui parla E. E. Cummings, anche Rob Pruitt è un ambiguo mercante di delizie (vengono subito in mente il monumento Andy e i panda luccicanti) e uno showman, presentatore dei suoi annuali Art Awards. Più satiro che Satana, Pruitt induce in tentazione con trattenimenti apparentemente innocui, solo per mostrare con malizioso virtuosismo una critica fulminante delle mistificazioni della società in materia di arte, politica e classi sociali.

In History of the World, installazione presentata nel 2012 al Kunstverein Freiburg, sculture cromate di dinosauri in scala fissano iperrealistiche nature morte che raffigurano montagne di spazzatura che sembrano prese direttamente dal reality televisivo Hoarders. Affiancando i mitici rettili a dipinti, Pruitt non si limita a creare un ambiente in cui immergersi tra opere in due o tre dimensioni, ma, attraverso il loro rapporto con le immagini, conferisce a queste creature una loro sensibilità. Le espressioni tipiche dei dinosauri - copiate dai modellini di storia naturale - non sono più il segno di una natura preistorica ma diventano risposte soggettive e individuali a un'opera d'arte: il grido del Velociraptor potrebbe essere il vituperio di un critico, la testa inclinata dell'Allosaurus somiglia a quella di un turista confuso che si chiede: "È davvero arte questa?"

L'ironia - insita nell'assegnare a dei rettili estinti (con la pelle rovinata dalle intemperie che brilla per l'ultimo trattamento di catrame a La Brea) il ruolo di frequentatori del mondo dell'arte, che reagiscono con la stessa gamma emotiva (dall'interesse al disgusto alla confusione) con cui spesso vengono accolte le nuove opere a un vernissage - diventa amara quando l'osservatore si rende conto che la "storia" di cui parla il titolo ha subito un capovolgimento. Siamo noi la specie estinta: collezionisti incompetenti sepolti sotto le nostre monopolizzanti cianfrusaglie. La popolazione di Jurassic può solo supporre cosa abbiano fatto quegli stupidi umani per scomparire dal pianeta.

L'ironia è un radicale libero nella cosmologia di Pruitt, oscillando tra condanna e celebrazione dell'eccesso culturale. E se l'osservatore riesce a digerire l'aria compiaciuta e kitsch di questi "artosauri" e la morale di questa favola del post-antropocene, allora History of the World avrà trovato il suo adeguato compimento. Esempi di "Dinosaur Dropping" (Escrementi di dinosauro, 2012) arricchiscono l'installazione, come se qualcuno avesse aperto una lattina di Merda d'artista di Manzoni (1961) per poi trovarci solo un'enorme agglomerato di panna montata vegetale, verniciata e cromata. E mentre le cacche preistoriche si attorcigliano simili a punti interrogativi, come ultima parola di questa storia rimane ostinatamente il fatto che - e forse era questa l'intenzione Pruitt, o forse no - alla fine dei conti, tutto ciò che resta è merda.

 

Miciah Hussey